Stavo correggendo i
compiti dei miei piccoli alunni di terza elementare, quando mi venne in mente
che l'indomani sarebbe stato San Valentino.
Un gemito di disperazione
uscì dalle mie labbra: odiavo quella festa!
Meditai di chiudermi in
casa, staccare il telefono ed immergermi nell'ennesima visione dell'ESORCISTA.
Non volevo avere niente a
che fare con cose anche solo vagamente romantiche.
Il giorno dopo, in pausa
pranzo, ebbi già un assaggio di ciò che mi aspettava.
Le mie colleghe ed
amiche, Alice e Rosalie, mi coinvolsero in una sfiancante discussione sulle più
svariate sorprese che i loro fidanzati, Jasper ed Emmett avrebbero potuto
organizzare per festeggiare degnamente la ricorrenza.
Io mi estraniai nei miei
pensieri, lasciando che le loro voci mi giungessero come un eco lontano,
annuendo strategicamente di tanto in tanto, per mostrare interesse e fingendo
espressioni di meraviglia sentita e partecipe alle loro ipotesi degne del più
melenso film romantico mai esistito.
Annoiata andai con la
mente al passato.
Non avevo sempre
detestato San Valentino, c'era stato un tempo in cui anche io lo adoravo ed ero
elettrizzata quando la fatidica data si avvicinava.
Ma allora ero più
giovane, ingenua e credevo nell'amore eterno, sicura di averlo trovato in
Jacob, il mio ragazzo fin dal primo anno delle superiori.
Poi però, proprio il
giorno di San Valentino di due anni prima, dopo che convivevamo solo da un paio
di mesi, ero tornata a casa prima dal lavoro, chiedendo un permesso, in modo da
poter preparare una gustosa cenetta, rendermi carina e finire di incartare il
regalo che avevo comprato per lui il giorno prima, un cellulare di ultima
generazione che tanto desiderava.
Ero sicura di fargli una
stupenda sorpresa, ma invece lui l'aveva fatta a me facendosi trovare a letto,
nel nostro letto, con la nostra vicina di casa, fresca di divorzio da un marito
pieno di soldi, ma tanto vecchio da poterle essere padre.
Jacob non aveva il becco
di un quattrino, dato che era un semplice meccanico nell'officina di suo zio
Sam, però era un bel ragazzo, giovane e vigoroso.
Il dolore e l'umiliazione
di quel tradimento, uniti al fatto di essere figlia di due divorziati, avavano
fatto sì che smettessi di credere nell'amore e di conseguenza nella tanto
decantata festa che lo celebrava.
Quando la nostra pausa
finì, respirai di sollievo e salutate le mie amiche mi diressi verso la mia
aula.
Aprii la porta e vidi il
piccolo Edward che armeggiava intorno alla cattedra.
- Edward come mai non sei
in mensa con i tuoi compagni? Cosa fai qui?-.
Al suono della mia voce
il bambino sobbalzò e si voltò di scatto, rosso in viso.
Non ebbi il tempo di
aggiungere altro perchè come un razzo sfrecciò di corsa fuori dalla porta.
Scuotendo la testa
divertita pensai un momento al mio alunno.
Edward era un bambino
delizioso.
Tranquillo, riservato,
molto intelligente e con una grande passione per lo studio, una grande voglia
di imparare che mi dava molta soddisfazione.
Era anche un bambino
bellissimo con capelli castano ramati e stupendi occhioni verdi.
Purtroppo era molto
timido ed il fatto di amare lo studio ed essere più intelligente della media lo
rendeva estraneo ai suoi coetanei che lo guardavano con diffidenza, anche se
lui sembrava non curarsene e preferiva sedersi sotto un albero a leggere un
libro anzichè giocare a pallone durante la ricreazione.
Io cercavo di fare il
possibile per aiutarlo ad interagire con il resto della classe ma sembrava che
i miei sforzi non dessero l'esito sperato.
Mi avvicinai alla mia
postazione solo allora mi accorsi che
sulla cattedra c'era una caramella al lampone, il mio gusto preferito che
brillava alla luce del primo pomeriggio,nella sua bella carta rossa, accanto
una busta bianca.
Curiosa presi la lettera,
l'aprii e lessi ciò che c'era scritto.
" Cara maestra
Isabella, volevo farti un regalo ma ho solo questa caramella, l'ultima che mi è
rimasta ma te la do volentieri perchè so che è al tuo gusto preferito. Te la
regalo per ringraziarti, anche se sono piccolo mi sono accorto che fai di tutto
per farmi andare d'accordo coi compagni così che mi chiamino a giocare con
loro. Non devi preoccuparti però io sto bene anche da solo.
Mi sono anche accorto che
tu sei sempre sola come me e che guardi le altre maestre con un sorriso triste
quando vanno via insieme ai loro fidanzati, allora ho deciso: se vuoi sarò io
il tuo fidanzato, così posso aiutare te come tu cerchi di aiutare me, anche
perchè non lo so se a te piaccia davvero davvero stare da sola.
Certo devi aspettare un
po', darmi il tempo di diventare grande, ma poi giuro che ti sposo. Non mi
piace vedere quel sorriso triste che fai, voglio vedere sempre il tuo sorriso
allegro, come quando mangi le caramelle al lampone che ti prometto non
mancheranno mai quando saremo sposati.
Io sono solo un bambino e
molte cose non le so o non le capisco, come ad esempio perchè una signorina
bella, brava e buona come te non abbia un fidanzato che le vuole bene, forse
quando si diventa grandi si diventa stupidi? Allora non voglio diventare
grande, però se non cresco non ti posso sposare... quindi facciamo così io
divento grande ,ma giuro, croce sul cuore, di non diventare stupido e di vedere
sempre tutte le cose belle che tu hai.
Adesso devo andare, mamma
mi sta chiamando a cena, ma anche se non sei ancora la mia fidanzata voglio lo
stesso farti gli auguri : BUON SAN VALENTINO MAESTRA ( QUASI FIDANZATA)
ISABELLA."
Il tuo quasi
fidanzato :
Una lacrima scivolò sul
mio viso.
Ero commossa per il gesto
del mio piccolo allievo.
Con parole semplici mi
aveva insegnato, lui a me, che l'amore esiste per tutti e che in ognuno ci sono
cose belle che possono rendere felice un altra persona.
Bastava solo aspettare e
la persona giusta sarebbe arrivata.
Sì, forse San Valentino
non era poi così malvagia come festa...

