sabato 13 febbraio 2016

Un San Valentino alla volta





Attraverso il giardino della villa per raggiungere la dependance, d’inverno il secondo ingresso diventa impraticabile e quest’anno sembra che il giardiniere se ne sia dimenticato dato che non si riesce a scorgere neanche la passatoia.
Le finestre sono ancora tutte chiuse.
Sta dormendo, oppure si sta rotolando nelle coperte.
Infilo il mio duplicato nella serratura, la faccio scattare piano.
Entro con passo felpato, lo sento che si rigira nel letto e ne approfitto per avvisare della mia presenza.
“Buongiorno” urlo dalla porta.
“Si vabbè… Buongiorno” mi risponde con un grugnito.
Oggi giornata storta, ma quando è così mi diverto di più.
E’ più di un anno che lavoro in questa casa accudendo Edward, niente di faticoso.
Le mie mansioni sono “semplici e sistematiche”, come ha precisato sua sorella durante il colloquio.
Entro.
Lo sveglio.
Gli ricordo le medicine e controllo che le prenda.
Gli riscaldo il bagno.
Lo invito a farsi la doccia.
Preparo la colazione.
Sistemo la sua stanza.
E prima che lui esca per la sua passeggiata giornaliera gli ricordo di portarsi dietro il cellulare.
Glielo metto al collo e questo è uno dei momenti più emozionanti. Giornata storta o no lui è sempre pronto a rifilarmi uno sguardo strappa mutandine ed ad aspettare che sia io a mettergli il cordoncino al collo, come fosse una medaglia.
Faccia a faccia.
Per pochi secondi.
Potrebbe benissimo farlo da solo, in fin dei conti lui ha solo problemi di memoria, ma si diverte a mettermi in imbarazzo. Dopo di che esce. Io risistemo la cucina e sono libera di andare, tranne che per questo week end.
Sua sorella e il marito stanno festeggiando il loro San Valentino da favola, concedendosi un fine settimana a Parigi, e dietro lauto compenso hanno chiesto a me di fermarmi con Edward, sono cinque anni che non si separano mai da lui, come potevo rifiutare?
Avanzo per il corridoio, busso alla sua porta chiedendo permesso e lui risponde da sotto le coperte: “Indietro!”
Ridacchio e entro ugualmente.
Accendo la luce e vedo spuntare quel suo viso meraviglioso, con gli occhi ancora assonnati che si rianimano subito alla mia vista.
“Ciao bella!” Ogni mattina mi illudo che quel bella sia perché mi riconosce e sa il mio nome, ma no…lo usa per non sbagliare, è davvero un gentiluomo.
Un bel ragazzone di 30 anni senza memoria breve, risultato di un lungo intervento che gli ha sì salvato la vita asportando una massa tumorale, ma gli ha lasciato questo spiacevole handicap: non riesce a memorizzare nuove informazioni, la sua memoria è ferma a prima dell’intervento tranne per qualche piccolo lumino, casuale e solitario che riesce a fare breccia.
“Eee così tu sei…la mia balia? La mia bella balia??”
Annuisco al suo sguardo strafottente, crogiolandomi nel sentirgli dire il mio nome, casualmente.
“Devo dire che mia sorella ha scelto proprio bene…”
Alice mi aveva avvertita “ha un atteggiamento da  provocatore, ma non morde è solo un guscio protettivo, in realtà fa così per allontanare le persone, è convinto di essere una compagnia pesante perciò usa la carta dello sfrontato quando non si lascia angosciare da questi pensieri…” ormai credo di conoscerlo bene, è sempre meglio così che in modalità taciturno e solitario e poi come vorrei che mi mordesse...
“Eee tu pensi proprio a tutti i miei bisogni?” che faccia da schiaffi.
Sospiro e ridacchio “Si si dalla pappa al cambio pannolone!”
Si fa improvvisamente serio, sgrana gli occhioni verdi sotto shock e si tasta, proprio li.
“Oook scusami, scherzavo, nessun pannolone… “
Salta fuori dalle coperte con un’evidente sporgenza…tira un sospirone e rimette su la maschera da latin-lover. “EJ tutto in ordine pfffiu…Allora sei bella e anche spiritosa…che altro mi nascondi? Ci conosciamo da molto?”
Non so mentire, è più forte di me, sarebbe più facile almeno per lui se io rispondessi da qualche giorno ma non ci riesco e lui mi fissa. “Ci conosciamo da poco più di un anno!”
Tutta la sua spavalderia viene spazzata da questa mia frase.
E con aria imbarazzata tenta di recuperare “e tu mi sopporti tutte le mattine? Me la devo essere proprio meritata la battuta sul pannolone! Perdonami se ho esagerato…”
Si guarda intorno indeciso sul da fare, lo sguardo basso, corro in suo aiuto suggerendogli di andarsi a fare la doccia, mi ringrazia e si defila.
Perdonarlo…gli perdonerei ben altro, è bello scherzare e sentirsi corteggiata.
Ho cercato di tenerlo fuori dalla mia mente e dal mio cuore ma credo di esserci riuscita solo per le prime settimane, anzi ad essere sincera solo per i primi giorni.
Sono totalmente, incondizionatamente innamorata di lui.
È come la cotta per una stella del cinema o della musica, passionale, viscerale, che popola i tuoi sogni ma regala brividi reali. Intossica la tua realtà con l’amara consapevolezza di essere per lui solo un viso tra tanti altri.
Rimasta sola nella sua stanza comincio a rifare il letto. L’aria è pregna del suo odore. Dovrei spalancare le finestre ma preferisco aspettare ancora un po’, intanto sposto le lenzuola e inalo la sua essenza. Passo la mano sul letto ancora caldo e sogno ad occhi aperti.
48 ore.
Io e lui.
Soli.
Cerco di ricompormi, finisco di risistemare e vado in cucina.
Nel corridoio mi imbatto in lui appena uscito dalla doccia, un brivido mi attraversa mentre non riesco a evitare di squadrarlo.
I capelli ancora umidi.
Il petto nudo.
L’asciugamano in vita.
Scalzo.
Sorride godendosi il momento, devo avere proprio un’espressione ridicola.
Cerco di recuperare un po’ di contegno ma lui infierisce.
“Bel panorama?”
“Ehm scusa è solo che pensavo…che potrei cioè no dovresti asciugarti meglio…c’è molto caldo no no volevo dire freddo…ok?...ehm meglio che continui il mio lavoro.”
La sua splendida risata riempie l’aria, mi rinchiudo in cucina e aspetto di riprendermi.
Dopo pochi minuti entra con fare cospiratorio.
“Ehi tu…per caso hai visto quella bella ragazza che mi importunava nel corridoio poco fa?”
Per un attimo credo che si sia realmente dimenticato che ero io, ma il suo sguardo beffardo mi fa ricredere subito.
Ridacchia e si accomoda al tavolo.
Senza alzare lo sguardo gli servo la colazione e le medicine e scappo nel bagno a riordinare.
Oggi è particolarmente sfrontato. E ancora non sa che resterò con lui per due giorni interi…sogno.
Mi riprendo di colpo quando sento picchiettare sulla porta, e lui è lì, sorride, sono stata beccata in piena estasi mentre maneggiavo il suo spazzolino. Cazzo che giornata storta.
“Allora carissima ?”
“Bella…mi chiamo Bella”
“Ok carissima Bella, quando hai finito di approfittare del mio povero e inerme spazzolino vuoi condividere con me i MIEI programmi per la giornata?”
Imbarazzata? Noooo è riduttivo. Non è proprio giornata.
“Io in realtà stavo solo…non l’ho neanche… io…ero sovrappensiero, comunque i TUOI programmi per le prossime 48 ore saranno anche i MIEI. Alice e Jasper sono via per San Valentino e mi hanno lasciato a farti da BALIA fino a lunedì mattina.”
“Wow, dici davvero? Allora cosa proponi? La cosa si fa molto allettante…”
Mi blocca il passaggio nel corridoio, sembra un adone, in posa, sorride, ammicca e io cado nella sua rete ad ogni sguardo.
“Quello che preferisci…”
“Che ne dici di farmi compagnia nella mia passeggiata mattutina?”
“Volentieri, anche se ad essere sincera non sono una gran camminatrice…”
“Non ti preoccupare, qualcosa di leggero…”
Noto nel suo viso un ghigno strano, probabilmente mi pentirò di aver accettato, ma pur di rimanergli affianco scalerei l’Everest.

Stiamo camminando da una mezz’ora buona, ci siamo lasciati alle spalle il centro del paese, e arranchiamo o almeno arranco in un mare di terriccio fangoso, terrorizzata all’idea di finire col sedere a terra.
Lui è spedito e deciso, poche parole, ogni tanto mi guarda e mi lancia un sorriso, io con il fiato corto che mi ritrovo non riesco quasi a tenere il passo figuriamoci tenere un discorso articolato.
L’aria è leggermente pungente, ma il sole comincia a riscaldare.
“Ehi ma abbiamo un appuntamento?”
Mi guarda con un’ espressione accigliata.
“Sai com’è sono un po’ fuori forma, e per ogni tua falcata ce ne vogliono almeno due delle mie”
Ridacchiando mi propone di fare una piccola pausa.
“Guarda lì! Poco più avanti c’è un masso enorme…potremmo sederci un po’, puoi farcela?”
“Non ho detto di aver bisogno di sedermi, ma almeno di rallentare…comunque… un paio di minuti seduti non ci faranno di certo male, no?”
“Certo! Bella –non-ho-bisogno-di-sedermi, non ci faranno male!!!”
Ci sediamo uno affianco all’altra.
Cerco di riprendere fiato, ma con lui così vicino è davvero dura.
Alzo il viso verso il sole e chiudo gli occhi.
Intorno a noi solo i rumori della natura.
Vorrei fargli tantissime domande, ma non voglio né risultare invadente né tantomeno intristirlo.
Così taccio e cerco di godermi la sua vicinanza fisica.
Un alito di vento mi regala il suo profumo, involontariamente sospiro.
Percepisco il suo sguardo e mi decido a riaprire gli occhi.
“Avresti preferito restare a casa e guardare la tv?”
“No davvero! Non sono in forma ma adoro la natura…tu vieni da queste parti tutte le mattine?”
“Bhè direi di si, almeno credo…”
Sento l’imbarazzo colorarmi il viso.
“Scusami sono stata poco delicata…è che io ti vedo uscire tutte le mattine e …non rientri mai mentre io sono ancora a casa tua e… perciò ho supposto che tu faccia delle lunghe passeggiate…”
“Non ti preoccupare… passeggio molto per far passare la giornata…è davvero dura non avere degli impegni, aspettare che qualcuno organizzi qualcosa per te, che si renda disponibile, che lo faccia con voglia…ma ormai il peggio è passato!”
Un velo di tristezza scende ad incupire i suoi fantastici occhi.
“Lo sapevo!” penso indispettita.
“Cosa?” lo fisso non comprendendo la sua domanda…
“Hai detto Lo sapevo , cosa sapevi?”
“Oh cazzo ho pensato a voce alta…e… ho detto cazzo…”
“Bella ti rendi conto che stai parlando e non pensando vero???” mi chiede ridendo di gusto.
“Scusami ma ho questo brutto difetto, quando sono nervosa non riesco a controllare i miei pensieri e mi lascio sfuggire la qualsiasi…”
“Ahahahah davvero interessante! Ma per prima cosa smetti di scusarti e secondo poi che cosa ti rende nervosa?”
Il mio cervello continua a non filtrare le informazioni e d’impulso rispondo “Tu…lo stare con te!”
Sento il rossore risalire il mio viso.
“In che modo ti rendo nervosa?” Ecco rispuntare la sua faccia da schiaffi, sorrido imbambolata quando vedo l’ilarità raggiungere i suoi occhi.
“Non credi sia meglio riprendere la nostra passeggiata, in modo che il fiato corto non mi permetta di dire altre stupidaggini?”
“Sei davvero incantevole!” Si alza e mi allunga una mano. Sto per afferrarla in automatico quando l’intimità di quel gesto mi frena. Con poca “nonchalance” mi alzo e perdo tempo per sistemarmi i pantaloni. Quando alzo lo sguardo lui è ancora lì, con la mano allungata e un’aria di sfida.
Guardandomi negli occhi mi dice “Tranquilla, non mordo!” così mi decido ad afferrarla.
È così strano ma allo stesso tempo così naturale.
Sentire la sua pelle contro la mia, mi disturba, mi rende irrequieta; mi sembra così intimo e ci stiamo solo tenendo per mano, se dovessimo baciarci rischierei un ictus?
Fisso le nostre mani unite e mi perdo…inciampo…e gli finisco contro. Lui mi sorregge e divertito mi prega di non svenire, in fondo ci stiamo solo tenendo per mano. Una risatina acida è l’unica cosa con cui riesco a ribattere, e poi cala di nuovo il silenzio fino a quando lui non mi richiede spiegazioni per le mie parole di poco prima.
“Allora hai deciso di fare la misteriosa o vuoi dirmi a cosa ti riferivi prima con quel Lo sapevo?”
“Nessun mistero… è solo che quando si parla di te e del tuo problema ti incupisci…e i tuoi occhi…ooh i tuoi occhi…ehm diventano tristi e non mi piace vederli tristi, perciò evito di farti domande, anche se vorrei fartene tantissime, ma non vorrei sembrarti indiscreta e non vorrei essere invadente e non voglio vederti triste…l’ho già detto?...si credo di averlo già detto…ma vorrei conoscerti meglio e non esiste altro modo se non facendo domande…che potrebbero risultare poco delicate o troppo intime e allora …cazzo! Starai pensando che sono matta! E ho detto di nuovo cazzo!”
“WOW! Facciamo un bel respiro e cerchiamo di rilassarci?…ahahahah” Si gira verso di me e poggia le sue grandi mani sulle mie spalle, cattura la mia attenzione e riprende a parlare.
“Mi dispiace agitarti così, è dolce che tu ti preoccupi per me, che non vuoi vedermi triste, ma credo di saperla gestire abbastanza bene”
Mentre parla le sue mani scivolano sulle mie braccia in una carezza delicata e io rischio di perdere la concentrazione. “Ormai credo siano passati poco più di cinque anni dall’intervento, è sicuramente dura rendersi conto ogni giorno di non poter più badare a me stesso, di non avere un futuro certo, ma le cose sono molto migliorate dopo lo shock iniziale. La mia vita è stata stravolta così come quella di mia sorella e di Jasper. Gli amici si sono allontanati, quelli veri sono ancora presenti, ma capisco che può essere scocciante passare tanto tempo con me, perciò passeggio…mi piace, e mi permette di stare solo…conosco questi posti come le mie tasche, da piccolo correvo per questi sentieri quasi ad occhi chiusi ed oggi li percorro per sentirmi ancora me stesso, per accertarmi di non essermi perso del tutto, perché qui posso decidere io se andare dritto o girare, sono padrone del mio destino anche se solamente per qualche ora al giorno” Le sue mani sono scese fino a congiungersi con le mie, le sto stringendo, non vorrei lasciarle andare, lui mi fissa e non aggiunge altro, si avvicina e il mio stomaco spicca il volo, penso che stia per baciarmi quando all’improvviso si ricompone e si allontana, rompendo l’incantesimo.
La delusione si palesa a chiare lettere sul mio volto, sicuramente ho frainteso.
Riprende a camminare, tenendomi ancora per mano. “Adesso sono io che devo scusarmi, sei tu ad essere triste?”
“No, no è solo che penso spesso alla tua situazione, ti vedo tutte le mattine e penso che sia davvero dura…”
“Aaallora è così?”
“Così cosa?”
“Mi pensi spesso!”
Le mie guance si tingono di viola mentre tento di negare.
“Ti penso spesso nel senso che…non nel senso che…ooh cazzo…l’ho detto di nuovo!”
“Cosa?”
“Cazzo!” credo di aver raggiunto una colorazione vicina al bordeaux.
“Ahahahahah Bella siamo due persone adulte e sicuramente io non me ne faccio un problema se ti scappa qualche ‘brutta’ parola.”
Il sorriso che illumina il suo volto sembra rendere il mondo un posto migliore.
Sorrido di rimando.
“Ok ‘signorina brutte parole’ spara, cosa vorresti chiedermi?”
Fatico a tenere il cervello collegato alla realtà, nel mio mondo fatato ci stiamo già rotolando sul prato e tra una brutta parola e l’altra non chiedo, imploro.
“Pianeta terra chiama Bella…Bella rispondi!”
“Stavo solo cercando la domanda giusta.”
“E nel frattempo IMPLORAVI?”
“COSA? Non ci posso credere! Ma tu mi leggi nel pensiero??”
“Sfortunatamente no! Sei tu che suggerisci. In questo momento pagherei per poter vedere dentro la tua testolina”.
“Ehhm ee stavo pensando che è molto bello vederti sorridere e imploravo il Signore di far sì che succeda spesso!”
“Wow complimenti Bella, recupero ineccepibile, anche se decisamente poco credibile!”
“Perché??”
“Diciamo che il tuo viso era prossimo all’estasi ma non spirituale”
Sto decisamente soffocando. Vorrei essere inghiottita dalla terra. Ora.
Ma nulla trema e nulla mi inghiotte.
“Mi mandi davvero in confusione! Volevi una domanda o sbaglio??”
“Va bene cambiamo discorso” Il suo tono canzonatorio colora ogni frase.
“Parliamo di lavoro? Hai mai pensato di riprendere a lavorare?”
“Non credo, anche se potrebbe essere fattibile, basterebbe avere un’assistente, in fin dei conti ricordo ancora come scattare delle foto, chissà prima o poi!”
“Ricordi davvero solo cose legate alla tua vita prima dell’intervento?”
“In realtà no, col passare del tempo ho notato che qualche piccolo dettaglio preso qua e là rimane.
Ad esempio ricordo di qualcuno a cui era stata rubata una borsa in macchina e che io ho saltato la mia passeggiata mattutina e sono rimasto a casa ad aspettare notizie, credo si tratti di Alice”
Sgrano gli occhi e mi fermo “ERO IO!”
Sto saltellando di gioia. Troppa enfasi Swan ricomponiti!
“Davvero? Eri tu?”
“Siiii è successo circa un anno fa, hanno rotto il bussolotto e mi hanno preso la borsa e io me ne sono accorta solo quando sono arrivata da te!”
“Credevi di averla lasciata a casa, giusto?”
“Siiii, che emozione!
“Il furto?”
“No scemo il fatto che ricordi qualcosa che mi riguarda!”
“Ti emoziona?”
“Mi toglie il fiato!”
Eccoci di nuovo qua, io viola, bocca e cervello scollegati e lui che si fa beffa di me.
“Ti toglie il fiato???”
“Eeeh si questa camminata mi toglie il fiato!”
“Per caso hai un master in ‘recupero situazioni imbarazzanti’?”
“Non ancora ma mi alleno costantemente soprattutto con te!”
Sorridiamo come due ebeti guardandoci negli occhi.
“Noto con piacere che ne sei lusingata”
“Ok ne sono lusingata, compiaciuta, estasiata!”
“Anche io!”
“Cosa? Scusa?”
“Anche io sono lusingato, compiaciuto ed estasiato che ti emozioni e resti senza fiato per me, anzi per un mio ricordo!”
“Non dovevamo fare delle domande? E magari una pausa?”
“Pausa concessa, sediamoci sotto quell’albero.”
Stende a terra la sua giacca e mi fa segno di accomodarmi, siamo vicini, ancora, molto vicini.
“Allora Bella dimmi qualcosa di te”
“Ho 26 anni, mi guadagno da vivere lavorando per te, tua sorella è molto generosa, dopo essermi laureata in scienze della comunicazione sogno di fare la giornalista, sto seguendo un corso privato per poi iscrivermi ad un istituto di formazione giornalistica. Nel frattempo scrivo per un paio di siti internet che trattano cinema, direi…tutto qui.”
“Mi piacerebbe leggere qualcosa scritto da te.”
“In verità hai già letto qualcosa…”
“Davvero? Sul cinema?”
“Si, ma non c’è problema se non te ne ricordi, non ti incupire”
“Mi dispiace, chissà quante volte abbiamo fatto questo discorso”
“In realtà è la prima volta, te lo ha fatto leggere tua sorella perché voleva portarti a vedere un film che a te non interessava, e dopo aver letto la mia recensione sei andato al cinema con lei. Probabilmente non lo ricordi, si intitola The Rover, c’è un attore inglese che io apprezzo molto e”
“Patterson no aspetta Pattinson??”
“Siiii”
“Ecco un’altra cosa che ricordo…ne ho parlato con Alice, lei dice che per giorni ho fatto domande su questo Pattinson, doveva avermi colpito, chissà se la recensione o il film!”
“E comunque ricordi un’altra cosa che mi riguarda wow, e io che credevo di essere invisibile”
“Invisibile?”
“Bhè si, oltre a qualche battuta non hai mai dato segno di interesse, cioè non interesse in Quel senso, un interesse umano, cioè non che volessi instaurare chissà che rapporto con te, ma hai sempre mantenuto le distanze”
“Ahahah sei davvero divertente Bella, ‘interesse umano’??”
“Oh grazie, mi sento davvero divertente, buffa, impacciata, ma se il risultato è il tuo viso che si illumina ne vale la pena”
“Stai flirtando con me?”
“Nonono non mi permetterei mai!”
“Ah! Perché sei impegnata?”
Dopo il bordeaux quale grado di colorazione posso raggiungere?
“Nonono non sono impegnata. E tu?”
“Stai scherzando? Chi accetterebbe mai una situazione del genere?”
E’ lui che scherza… “io” io si che accetterei…
“Tu?? Tu cosa?”
“Io?? Io cosa?? Ho parlato? Nonono non credo proprio! Stavo pensando, avrò farfugliato qualcosa, ma non intendevo certo…”
Il suo sguardo si fa determinato, si gira completamente verso di me.
“Non intendevi, certo… perciò se io adesso…”
Alza una mano e mi accarezza il viso guardandomi dritto negli occhi.
Non so cosa vi legga ma il suo sguardo si fa incerto.
“Se avessi piena memoria delle mie giornate ti giurerei che le passo a pensare ai tuoi occhi, o al colorito delle tue guance…o a come devono essere morbide le tue labbra…”
Il mio cuore ha smesso di battere già qualche secondo fa ed ora mentre lui prende il mio viso tra le mani e si avvicina a me credo che stia per implodere.
Le sue labbra si avvicinano alle mie.
Il tempo sembra fermo.
Lui resta fermo.
Ancora indeciso.
Assaporo il momento…le sue lunghe dita arrivano a sfiorarmi il collo, il suo pollice accarezza il mio labbro, sospira alla ricerca del coraggio necessario per giungere alle mie labbra.
Tremo.
Trattengo il respiro e decido di tagliarlo io il traguardo.
Sono fuochi d’artificio, non saprei descrivere altrimenti la magia di questo momento.
Tanti piccoli baci a fior di labbra, contornati da tenere carezze.
Quando la sua lingua si fa strada mi disconnetto dal mondo esterno ed esiste solo lui, il suo respiro, le sue mani.
Non so esattamente quanto dura il tutto, per quanto tempo siamo stati sotto un albero a guardarci negli occhi, a liberare le nostre anime ricoprendoci di baci.
“Un giorno alla volta…”
“Possiamo provarci…”
Iniziamo a parlare in contemporanea, pensando la stessa cosa.
“Non sarà facile…”
“Possiamo riuscirci…”
“Sono sicuro che non dimenticherò questo momento, è stato… magico?!”
“E se lo dimenticherai?”
“Prometti che cercherai di ricordarmelo! Diamoci una possibilità Bella!”
“E se non ricorderai il mio nome?”
Il silenzio incombe.
Il dubbio cresce.
“Non posso prevedere come andrà, regaliamoci un weekend, io e te, il nostro ‘primo di molti’ o ‘primo e ultimo’ San Valentino”
Ci crede davvero alle sue parole, e il mio cuore non riesce a ritirare su quel muro che lo teneva al sicuro, i suoi baci lo hanno frantumato mattone per mattone. Sono consapevole di essere quella più vulnerabile, ma ho dalla mia più di un anno di sogni ad occhi aperti e voli pindarici.
Voglio rischiare di essere felice.
Nei miei occhi legge la determinazione e non servono altre parole, altre considerazioni.
“Io e te!”
Mentre ci crogioliamo sotto un insolito caldo sole, lui accarezzandomi il viso si avvicina e mi sussurra all’orecchio.
Quando ti diranno che t’ho dimenticata,
e anche se sarò io a dirlo,
quando io te lo dirò,
non credermi!”.

20 commenti:

  1. Storia molto carina, triste e romantica ma che lascia un velo di speranza. Lei è totalmente fulminata, ma posso comprenderne il motivo :D
    Brava!
    -Sparv-

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  2. Il velo di tristezza che caratterizza questa storia la rende delicata e amara , ma la possibilità che vogliono darsi apre alla speranza...cosa che solo l'Amore nelle sue svariate forme può dare.
    Grazie <3

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Una bella storia, dolce, malinconica, romantica e tratti buffa per l'imbarazzo di lei (capibile tra l'altro). Mi piace perchè lascia uno spiraglio all' evolversi al meglio, che l'amore riesca dove altro si è fermato, complimenti

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  5. Ciao. Questa storia ha toccato un tema che mi sta molto a cuore, non è l'amore. Mi piace la delicatezza con cui ne hai parlato

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  6. Mi sa che a sto giro è meglio che non commento... è colpa di San Valentino =/
    Dunque... ci sono molti film simili e appena ho iniziato a leggere, me li hai ricordati.
    La memoria breve è un vero problema ma più che la tristezza a me è passata la Bella svalvolata e la speranza finale.
    Grazie.

    JB

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  7. L'ho letta una volta e poi ancora una.
    E' una bella storia, contornata di una tristezza che ti entra dentro e non ti lascia andare neanche dopo. Non so come mi comporterei io se il mio compagno non potesse ricordarsi di me, sarebbe una storia destinata a morire prima o poi... non riesco a pensare di creare una vita con qualcuno che non ricorda. E' un tema che mi angoscia.
    Detto ciò, molto carina. Complimenti, grazie di aver partecipato.
    Aly

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  8. Oddio!! La perdita di memoria, a breve o lungo termine che sia, mi terrorizza tantissimo.
    Tu ne hai fatto una storia triste e delicata, malinconica e dolcissima. Sei stata bravissima, sopratutto nel far sì che si concedessero una possibilità e che ci sia una speranza di miglioramento, se pur lievissimo.
    Grazie

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  9. Storia insolita, ma secondo me insegna il vero significato dell'amore e di conseguenza della festa che lo celebra. Quando si ama gli ostacoli si superano insieme e le debolezze dell'altro sono il modo per regalargli la propria forza. Il mio voto è 2.

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  10. Tentar non nuoce...o forse si! La speranza traspare! Speriamo bene, l'amore regala grandi sorprese!
    Grazie
    Georgia

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  11. Mi è piaciuta moltissimo questa storia. L'idea che ti ha guidata! Quando studiavo per il corso di Anatomia (noi studiavamo solo il sistema nervoso) abbiamo affrontato anche questo tema. Ci sono vari film carinissimi che ne parlano con delicatezza e poi c'è una fanfiction che mi è rimasta nel cuore che tratta dello stesso tema (mi sembra che si intitoli Plastic Castle, ma non ne sono sicura). Infine mia nonna soffre dello stesso problema, ovviamente a causa di una demenza. Quindi è seguita in un istituto dove crede di passare una vacanza da due settimane ed è lì da cinque anni. Vedo con i miei occhi la stranezza, la tristezza, lo smarrimento di queste persone (per fortuna lei non se ne rende conto). Insomma, per varie ragioni, mi ha colpito molto questa storia! Brava!!!

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  12. Non so se sarei in grado di gestire un rapporto simile. Certo è possibile che Edward tutti i giorni resti affascinato dalla sua bella e sensibile badante, persino che il suo cuore gli suggerisca che la persona che ha davanti è per lui importante, addirittura insostituibile; ma se invece arrivasse a respingerla, a mostrarsi indifferente o infastidito dalla sua presenza? Non so se potrei accettare l'azzardo. Ammiro quindi i due ragazzi per il coraggio che dimostrano anche se penso che gli ormoni abbiano dato una spinta non irrilevante.
    In ogni caso la storia mi sembra gentile e romantica.

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  13. Mi è piaciuta molto anche questa storia. L'argomento pur essendo trattato in molti film non mi stanca, peccato mi lasci sempre una forte malinconia addosso. La tua storia lascia una porta aperta alla speranza, quindi per una volta mi permetto di immaginare che l'amore sarà più forte della malattia e le cose si metteranno per il meglio.
    Complimenti e grazie.

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  14. Tenerissima! Una ventata di ottimismo in una vita altrimenti spezzata! Bravissima per aver descritto con coraggio e "incantamento" una condizione abbrutente per natura, purtroppo. Mi piace credere che questi due possano avere un futuro e che l'amore, come sempre, vinca su tutto!

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  15. Che idea originale che hai avuto!!! Brava, anche se è ha i toni leggeri hai fatto passare nella storia quel velo di tristezza che era indispensabile per renderla realistica. Un bacio,
    Aleuname.

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